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FILOSOFIA DEL DIRITTO

LA NEGAZIONE DELLA LEGGE NATURALE, OVVERO IL REGNO DELL'ARBITRIO - di A. Fiore -

LA NEGAZIONE DELLA LEGGE NATURALE, OVVERO IL REGNO DELL'ARBITRIO - di A. Fiore - - ONORA LA VITA

La legge positiva che non rispetta la legge naturale non è vera legge.

Stralcio di articolo tratto dalla rivista "Pro Vita"

Se la legge nega il diritto alla vita a una data razza umana è aberrante. Se nega il diritto alla vita PRIMA DI UN CERTO TEMPO dal concepimento, non lo è. 

La volontà del legislatore non è assoluta, altrimenti il diritto SAREBBE ARBITRARIO.

Tra le implicazioni filosofiche connesse a una legge come la 194/1978 vi è sicuramente quella del rapporto tra potere del legislatore e il limite che questo potere trova in una realtà preesistente alla volontà del legislatore.

Le esperienze terribili dei totalitarismi del '900 hanno spinto alcuni filosofi del diritto a rivalorizzare, giustamente, una dottrina quasi dimenticata: LA DOTTRINA DEL DIRITTO NATURALE CLASSICO.

Cosa differenzia questa dall'opinione direttamente contraria, cioè da quella del positivismo giuridico? Il riconoscimento della "RELATIVITA' ", o "NON ASSOLUTEZZA" della volontà del legislatore. Ancor più precisamente: il riconoscimento del fatto che la legge positiva, per essere VERA LEGGE, deve rispettare un dato oggettivo, assoluto, che le è ANTERIORE: questo dato è LA NATURA.

Potremmo dire semplicemente: "La realtà delle cose".  Per dare un esempio concreto, il legislatore non può svegliarsi una mattina e decidere che le persone bionde non sono più soggetti di diritto. Perchè?  Perchè la sua volontà non è assoluta, ma condizionata da qualcosa di preesistente, un "dato di fatto", il quale esige che una certa realtà, denominata "persona", sia soggetto di diritti.

Questo ancoraggio alla realtà delle cose ci salva da una GROSSA CALAMITA': L'ARBITRARIERA' DEL DIRITTO.

Detto questo, come non scorgere L'ARBITRARIETA' NELLE LEGISLAZIONI MONDIALI CHE ATTUALMENTE DISCIPLINANO L'ABORTO?

Perchè il diritto alla vita si può acquisire in momenti diversi, a seconda delle leggi dei diversi paesi?

Sono queste le tristi contraddizioni in cui si perde la legge che pone un discrimine, una discontinuità, dove, in realtà,non c'è.

Il discrimine, la continuità, in quel processo continuo che è la vita di un essere umano, non coincide con la mezzanotte dopo l'ottanquattresimo, il novantesimo o il centosessantottesimo giorno del concepimento.

Il discrimine, la discontinuità in quel processo c'è, invece, nella realtà delle cose, al momento del concepimento, quando comincia ad esistere un nuovo individuo della specie umana.

Alessandro Fiore.



 

 

    

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